Pierluigi Ghianda è il più grande ebanista che esista in Italia in questo momento
(Gae Aulenti)

Raramente ho incontrato qualcuno che conosca così profondamente e si sia così identificato con la materia con cui lavora. È un conoscitore del legno - non vale nemmeno la pena di definirlo grande, direi piuttosto enorme! Lo sente carnalmente, si identifica con questa materia, che conosce bene e ama profondamente. Sceglie sempre il legno adatto e gli è impossibile lavorarlo male. Impossibile!”. Diceva di lui Rena Dumas, designer di tutti i mobili della maison Hermès, che ha lavorato a suo stretto contatto per vent'anni.

Quello che fa Ghianda è un gioiello. Lui non è un falegname, è un artista!”, (Maddalena De Padova).

Cini Boeri, per la quale ha realizzato gli arredi di alcune delle sue più belle case, racconta: “Il Ghianda è un uomo fuori del comune, ha un grande stile. Ora che non è più giovane viene a trovarci ogni tanto, vestito tutto di bianco. Un uomo affascinante...”

Il tavolo Vidùn di Magistretti per De Padova, i portapillole in bois de rose di Hermès, le scatole di pero svizzero di Pomellato, i portacampionari in cipresso per il cashmere di Loro Piana... ma anche gli arredi di Villar Perosa, la scrivania dei Crespi al Corriere della Sera, la biblioteca del Cardinale Martini in Arcivescovado: li ha fatti tutti lui.

Ghianda è un ebanista che viaggia molto, non solo perché lo cercano da tutto il mondo: ha arredato due piani della Trump Tower a New York, una casa di Wright a Rye NY con Emanuela Frattini Magnusson, ora sta realizzando arredi a Parigi e a San Pietroburgo, conosce il Giappone e la sua tradizione straordinaria di lavorazione del legno. Ma viaggia soprattutto alla ricerca di legni preziosi e rari. Anni fa andò apposta in Inghilterra per acquistare il tronco di un olmo pluricentenario, che doveva essere abbattuto a Buckingham Palace. Ha girato per i boschi svizzeri per comprare le piante secolari di pero selvatico quando il governo elvetico ne liberalizzò il taglio.


Lui cera il cipresso senza verniciarlo, per mantenerne intatto nei decenni il profumo e ti spiega che il cocobolo lo devi toccare spesso, perché il grasso della pelle lo rende morbido come seta...

Come dice un importante designer ricordando una visita alla Bottega:

Una volta ci fece visitare il locale dove faceva stagionare il legno: era zeppo fino al soffitto di ordinate tavole di legni dai colori neri, viola, rosati... Fu lui a farci conoscere la preziosità del pero svizzero, il peso dell’ebano, la venatura dell’olmo, la trama del wengé, il profumo del cipresso...